Il principio di individuazione. Verso lo sviluppo della coscienza umana.
- Gianluca Minella

- 9 apr
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 29 apr
Ci sono momenti della vita in cui non basta più “funzionare”. Si avverte la necessità di diventare più veri, più interi, più fedeli a ciò che si è. È in questo spazio che la psicologia junghiana colloca il processo di individuazione. Individuarsi non significa chiudersi in sé stessi o diventare eccezionali agli occhi del mondo, ma maturare una forma più profonda di fedeltà alla propria natura e verità psichica.
Questo libro di Murray Stein ha il merito di rendere accessibile, senza banalizzarlo, uno dei costrutti e dei nuclei tematici più profondi della psicologia junghiana: il processo di individuazione. Il pregio del volume sta nella sua chiarezza: Stein riesce a condensare temi complessi in una forma breve, ordinata e leggibile, senza perdere profondità. È un testo breve ma esigente: accessibile nella forma, ma ricco di rimandi che parlano soprattutto a chi desidera andare oltre una conoscenza superficiale di Jung.
Proprio per la sua densità simbolica e concettuale, il libro non è forse il punto di ingresso più semplice per chi si accosta per la prima volta alla psicologia analitica; ma è una lettura molto fertile per chi cerca un orientamento serio e non banalizzante.
Murray Stein e il significato del principio di individuazione
Già nell'introduzione Murray Stein fa notare che la gente "non crea la propria personalità intenzionalmente, scegliendo un'identità o un carattere specifici". Anche il proprio stile di personalità non ce lo inventiamo, così come non scegliamo il nostro fisico, i nostri genitori, persino i nostri amici e i nostri amanti: "è la vita a darceli ed è difficile dire di si alla vita".
"Quello che siamo come individui resta, in definitiva, una complessa rete di dati assemblati fra loro a formare un "oggetto" chiamato "Sé", che ha una specifica identità cosciente e un'intricata combinazione di contenuti inconsci".
L'Opus umano è diventare coscienti di ciò che ci è dato, dalla biologia, dalla storia personale o collettiva o attraverso l'inconscio incessantemente creativo e svilupparlo al meglio delle nostre capacità: "Così facendo diamo all'esistenza il contributo di una dimensione che non esisteva prima, la dimensione della coscienza". Questo è quello che Jung considerava il contributo dell'uomo all'universo, quando in Ricordi, sogni e riflessioni affermava
"Ciò che la natura ha lasciato imperfetto lo compie l'arte, dicono gli alchimisti. Soltando io, l'uomo, con un invisibile atto di creazione, ho dato al mondo il compimento, l'esistenza obiettiva"
La storia della individuazione di una persona è unica e irripetibile. Non ci sono ricette che assicurano l’individuazione.
Come afferma Maria-Louise von Franz:
“il processo di individuazione è per definizione qualcosa che a un essere umano può soltanto accadere, e sempre in forma unica” anche se tuttavia “nonostante si tratti di un evento unico in un essere umano unico, essa ha alcune caratteristiche tipiche che si ripetono e che sono simili in ogni processo di individuazione”.
Individuazione è un'espressione che in filosofia ha una lunga storia che va dal Medio Evo fino a Leibniz, Locke e Schopenhauer.
La psicologia junghiana l’ha portata nel mondo contemporaneo e l’ha intesa come un principio psichico che parla dell’innata tendenza umana a diventare differenziati e integrati ossia a diventare consapevoli del nostro fine, di chi e di cosa siamo, di dove stiamo andando.
Nella sua concisa e attuale descrizione del processo d’individuazione, Murray Stein inizia esponendone i due fondamentali movimenti, analitico (separatio) e sintetico (coniuctio).
Quindi inizia ad esaminare il ruolo centrale dell’esperienza numinosa, quella che Rudolf Otto definiva l’esperienza religiosa del sacro per definire quell’esperienza ineffabile e potente, di tremore, stordimento, stupore e rapimento ineffabile, dell’incontro con l’Altro vissuto mysterium tremendum et fascinans che scuote l’essere umano alle radici.
Se sei interessato alla connessione tra il principio di individuazione e il sentimento religioso potresti guardare l'intervista: Jung e il sentimento religioso. Intervista a Robert Mercurio a cura di Gianluca Minella
Il principium individuazionis è una spinta, un impulso, una tensione e un imperativo per l’essere vivente ad incarnarsi pienamente e a divenire sé stesso all’interno del mondo empirico (nello spazio e nel tempo) in cui vive.

È una disciplina che esige la piena partecipazione della persona cosciente per essere portata avanti. L’iniziazione e la creazione di un peculiare spazio psichico sono aspetti necessari perché questo processo si svolga.
Il cammino dell’individuazione verso una coscienza più ampia
"L'individuazione è un imperativo che ci spinge avanti e, se ha successo, ci libera dalla trappola dell'infinita ripetizione degli schemi che ci hanno condizionati".
È allo stesso tempo un arduo lavoro psichico, una disciplina che esige la piena partecipazione della persona cosciente per essere portata avanti. L’iniziazione e la creazione di un peculiare spazio psichico sono aspetti necessari perché questo processo si svolga.
Non è quindi un lavoro spontaneo, che si fa da sé, ma implica un faticoso lavoro che porta l’Io al di fuori delle sue radicate caratteristiche, abitudini personali, atteggiamenti e identificazioni legate alla cultura e all’educazione, verso una maggiore integrità ed interezza.
Jung lo considera un opus contra naturam e un processo dinamico che dura tutta la vita.
Con l’aiuto di intuizioni psicologiche tratte dagli scritti di C.G. Jung, dai miti e dalle fiabe, e da anni di esperienza clinica, Murray Stein ci parla di questa vicenda umana che dura tutta la vita. Come movimento verso un ulteriore sviluppo della coscienza umana negli individui, nelle tradizioni culturali, e nelle arene internazionali dove le relazioni fra culture differenti sono diventate oggi un problema così pressante, la comprensione del principio d’individuazione ha rilevanza oltre che per i ricercatori, gli studiosi, gli operatori “psi” anche per chiunque ascolti quel richiamo interiore a compiere quello che la natura ha solo iniziato.
Individuazione è per Jung anche dare il proprio contributo ad un processo più grande di noi, portare nel mondo in modo incessantemente creativo una dimensione che non esisteva prima, la dimensione di una nuova coscienza.
Il principio di individuazione è una lettura breve ma intensa, capace di introdurre con chiarezza un tema centrale della psicologia junghiana. Stein non offre formule semplificate, ma una bussola per orientarsi in quel lavoro interiore che Jung chiamava individuazione.
Murray Stein, Il principio di individuazione. Verso lo sviluppo della coscienza umana, Moretti & Vitali, 2010
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Questi temi trovano spazio anche nel mio lavoro clinico, potresti leggere anche Il mio approccio alla cura
Se ti interessa esplorare il rapporto tra maschile e femminile all'interno del punto di vista junghiano potresti guardare l'intervista SCINTILLE. Coscienza femminile e coscienza maschile: dialogo tra Giulia Valerio e Gianluca Minella
L’immagine di copertina del post: Magnum Opus, le tre fasi della Grande Opera alchemica — Nigredo, Albedo, Rubedo — dal manoscritto Pretiosissimum Donum Dei, attribuito a Georges Aurach, 1475. Fonte: Wikimedia Commons, pubblico dominio.




