Domande e risposte frequenti sulla psicoterapia (FAQ)
Il primo colloquio
Come funziona il primo colloquio?
Il primo colloquio è uno spazio libero di ascolto e conoscenza reciproca. Serve a comprendere la domanda di aiuto, il momento di vita o il disagio che la persona sta attraversando per valutare insieme se avviare un percorso di psicoterapia.
Quanto dura il primo colloquio?
Il primo colloquio ha una durata di circa cinquanta minuti, come le sedute successive. È uno spazio dedicato ad ascoltare la tua storia, comprendere le difficoltà che stai vivendo e chiarire insieme quali possano essere gli obiettivi del percorso. Non si tratta di un’intervista né di un esame, ma dell’inizio di una relazione terapeutica fondata sull’ascolto e sul rispetto reciproco.
È possibile fare un solo colloquio senza iniziare una terapia?
Certamente. Alcune persone desiderano semplicemente confrontarsi con uno psicoterapeuta per comprendere meglio la propria situazione o ricevere un orientamento. Al termine del primo incontro potrai decidere con serenità se intraprendere un percorso oppure no.
Dove ricevo?
Ricevo su appuntamento nel mio suo studio privato a Castelletto Sopra Ticino in provincia di Novara, facilmente raggiungibile da Arona, Oleggio e Borgomanero, dal Lago Maggiore, Alto Vergante e Alto Novarese oppure dalla provincia di Varese, da paesi come Sesto Calende, Ispra, Gallarate, Busto Arsizio e dalla zona Malpensa.
Come posso capire all’inizio se la psicoterapia è il percorso giusto per me?
Molti arrivano con questo dubbio. Il primo colloquio serve anche a questo: comprendere insieme la natura della difficoltà e valutare se la psicoterapia possa rappresentare la risposta più adatta ai tuoi bisogni. Se dovessi ritenere più indicato un altro tipo di intervento, sarà mia cura orientarti verso il professionista più appropriato.
La psicoterapia
Quanto dura un percorso di psicoterapia?
Ogni persona ha una storia diversa e non esiste una durata prestabilita. Alcuni percorsi sono focalizzati su una specifica difficoltà e richiedono pochi mesi, mentre altri accompagnano cambiamenti più profondi e richiedono tempi maggiori. La durata viene sempre condivisa e rivalutata insieme nel corso del lavoro.
Con quale frequenza si svolgono gli incontri?
Generalmente gli incontri hanno cadenza settimanale. Questa frequenza permette di dare continuità al lavoro terapeutico e favorisce il consolidarsi della relazione di fiducia. In alcuni casi, nel tempo, la frequenza può essere modificata in accordo con il paziente.
È normale sentirsi in difficoltà durante una psicoterapia?
Sì. La psicoterapia significa entrare in contatto con aspetti di sé talvolta dolorosi o rimasti a lungo inascoltati. Alcuni momenti possono risultare emotivamente intensi, ma proprio questi passaggi rappresentano spesso le occasioni più significative di cambiamento e crescita personale.
La psicoterapia serve solo quando si soffre molto?
No. Molte persone iniziano un percorso non perché stiano vivendo una vera e propria patologia, ma perché desiderano comprendersi meglio, affrontare una fase di cambiamento, migliorare le proprie relazioni o ritrovare un maggiore equilibrio nella vita personale e professionale.
È necessario avere una diagnosi per iniziare una psicoterapia?
No, non è necessario avere una diagnosi per iniziare un percorso psicologico. Le persone di solito si rivolgono allo psicologo per un disagio, una difficoltà o per attraversare una fase di cambiamento che necessita di ascolto e comprensione.
Ansia e cambiamenti della vita
Mi occupo di ansia e crisi esistenziali?
Sì. Mi occupo di ansia, momenti di smarrimento, crisi esistenziali e sofferenza interiore, offrendo uno spazio di lavoro psicoterapeutico orientato alla comprensione profonda dell’esperienza.
Mi occupo anche di attacchi di panico e ansia?
Sì. Ansia, attacchi di panico, preoccupazioni persistenti e sintomi legati allo stress rappresentano alcune delle richieste più frequenti. L’obiettivo non è soltanto ridurre il sintomo, ma comprenderne il significato all’interno della storia personale della persona e favorire un cambiamento più stabile nel tempo.
La psicoterapia può aiutare durante un periodo di cambiamento?
Separazioni, lutti, pensionamento, cambiamenti lavorativi, trasferimenti o crisi esistenziali possono mettere profondamente in discussione gli equilibri costruiti nel tempo. La psicoterapia offre uno spazio in cui elaborare questi passaggi e trasformarli in occasioni di crescita.
È possibile lavorare sull’autostima e sulla paura di deludere gli altri?
Sì. Dietro il bisogno costante di essere approvati o la paura di deludere gli altri si nascondono spesso modalità di funzionamento costruite nel corso della vita. Comprenderne le origini permette di sviluppare relazioni più autentiche e una maggiore libertà interiore.
Psicoterapia ad orientamento junghiano
Che tipo di approccio utilizzo?
Il modello teorico e operativo di riferimento è quello psicodinamico, nello specifico la Terapia Analitica fondata sul pensiero e la prassi di Carl Gustav Jung, che pone particolare attenzione alla teoria dei complessi, degli archetipi, dell’inconscio collettivo e del processo di individuazione, un approccio che considera il sintomo come portatore di significato e la psicoterapia come un percorso di trasformazione e consapevolezza.
Che cosa significa psicoterapia ad orientamento junghiano?
Una delle particolarità dell'approccio junghiano è quella di considerare i sintomi non soltanto come qualcosa da eliminare, ma anche come un linguaggio attraverso cui la psiche cerca di comunicare. La terapia si propone di comprendere il significato del disagio, favorendo un processo di trasformazione e di maggiore consapevolezza di sé.
Quale ruolo hanno i sogni durante la psicoterapia?
I sogni rappresentano una preziosa via di accesso alla vita interiore. Quando il paziente lo desidera, possono diventare uno strumento importante per comprendere conflitti, risorse e possibilità evolutive che la coscienza ancora non riesce a vedere.
Metodo EMDR
Quando può essere utile l’EMDR?
L’EMDR è particolarmente indicato nell’elaborazione di esperienze traumatiche, lutti, incidenti, eventi stressanti e situazioni che continuano a produrre sofferenza anche a distanza di tempo. Può essere integrato efficacemente all’interno di un percorso psicoterapeutico più ampio.
L’EMDR è indicato solo per i grandi traumi?
No. Anche esperienze apparentemente comuni, come umiliazioni, rifiuti, separazioni o eventi vissuti durante l’infanzia, possono lasciare tracce profonde. L’EMDR aiuta a rielaborare queste esperienze quando continuano a influenzare il presente.
Psicoterapia online
Svolgo sedute di sostegno psicologico e/o psicoterapia online?
Sì. È possibile svolgere colloqui di sostegno psicologico e percorsi di psicoterapia anche in modalità online, attraverso piattaforme che garantiscono riservatezza e semplicità di utilizzo.
La modalità online può essere utile per chi vive lontano, viaggia frequentemente, risiede all’estero o attraversa periodi in cui è difficile raggiungere lo studio con continuità.
Anche a distanza è possibile costruire uno spazio stabile di ascolto, riflessione e lavoro terapeutico, valutando insieme la modalità più adatta alla situazione personale.
La psicoterapia online è efficace quanto quella in presenza?
Le evidenze mostrano che, per molte problematiche psicologiche, la psicoterapia online può essere efficace quanto quella svolta in studio. L’aspetto più importante rimane la qualità della relazione terapeutica e la possibilità di lavorare in un ambiente riservato.
Posso alternare sedute online e in presenza?
Sì. Quando le condizioni lo consentono è possibile concordare un percorso flessibile alternando incontri in studio e online, adattandosi alle esigenze lavorative, familiari o logistiche.
È possibile sentirsi a proprio agio anche in una psicoterapia online?
All’inizio può essere naturale avere dubbi o sentirsi meno spontanei rispetto a un incontro in presenza. Con il tempo, però, molte persone scoprono che anche il colloquio online può diventare uno spazio autentico di ascolto, riflessione e relazione terapeutica.
Ciò che rende efficace un percorso non dipende soltanto dalla presenza fisica, ma soprattutto dalla qualità dell’incontro, dalla continuità e dalla possibilità di sentirsi accolti all’interno di uno spazio protetto.
Ricevi anche italiani residenti all’estero?
Sì. Negli ultimi anni seguo con sempre maggiore frequenza italiani che vivono o lavorano all’estero. Svolgere la psicoterapia nella propria lingua madre può rappresentare un importante punto di riferimento durante periodi di cambiamento e lontananza dal proprio contesto di origine.
Aspetti pratici
Come posso richiedere un appuntamento?
È possibile richiedere un appuntamento inviando una mail oppure telefonando direttamente. Le richieste vengono lette e risposte con attenzione, nel rispetto della riservatezza. Puoi consultare la pagina contatti.
Le sedute sono detraibili fiscalmente?
Sì. Le prestazioni psicologiche e psicoterapeutiche sono detraibili secondo la normativa fiscale vigente. Al termine di ogni seduta viene rilasciata regolare documentazione fiscale.
Cosa succede se devo annullare un appuntamento?
Può capitare di dover modificare un appuntamento. Ti chiedo semplicemente di comunicarlo con il maggior anticipo possibile, così da poter riorganizzare l’agenda e offrire eventualmente quello spazio ad altre persone in attesa.
Tutto ciò che racconto rimane riservato?
Assolutamente sì. Il segreto professionale rappresenta uno dei fondamenti della professione dello psicologo e dello psicoterapeuta. Tutto ciò che viene condiviso durante gli incontri è tutelato dalla normativa vigente e dal Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.
Scopo della psicoterapia
Qual è l’obiettivo ultimo di una psicoterapia?
Ridurre la sofferenza è certamente uno degli obiettivi della psicoterapia, ma non è l’unico. Credo che un buon percorso terapeutico possa aiutare la persona a diventare progressivamente più consapevole di sé, più libera nelle proprie scelte e più autentica nelle relazioni con gli altri. Nella prospettiva della psicologia analitica di Carl Gustav Jung, la cura non coincide semplicemente con la scomparsa del sintomo, ma con l’avvio di quel processo di trasformazione interiore che Jung chiamava «individuazione»: il progressivo diventare ciò che si è veramente.

