Ipnosi ericksoniana e stati di trance
L’ipnosi non è perdita di controllo, né uno stato misterioso o passivo. È una condizione naturale della mente, uno stato molto prezioso del quale coscienza e inconscio entrano in contatto favorendo risposte terapeutiche.
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Nell’approccio ericksoniano è una condizione naturale di attenzione focalizzata, di ascolto profondo, in cui la mente si apre a nuove possibilità.
Tutti sperimentiamo stati di trance nella vita quotidiana: quando siamo assorti in un ricordo, in un libro, in una musica, quando immaginiamo o sogniamo a occhi aperti.
L’ipnosi terapeutica utilizza questi stati in modo consapevole, sicuro e rispettoso, per facilitare il dialogo con l’inconscio.
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Cos’è l’ipnosi ericksoniana
L’ipnosi ericksoniana prende il nome da Milton H. Erickson, psichiatra e psicoterapeuta, che ha sviluppato un modo di lavorare con l’ipnosi morbido, permissivo, indiretto e personalizzato.
Non si impone nulla. Non ci sono ordini né forzature. La persona resta sempre presente, lucida e consapevole.
L’ipnosi diventa così uno spazio in cui:
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abbassare le difese abituali
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accedere a risorse interiori
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esplorare immagini e simboli
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facilitare cambiamenti profondi
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ascoltare ciò che normalmente resta sullo sfondo
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Milton H. Erickson amava ribaltare il modo comune di pensare l’ipnosi.
Per lui il problema non era “indurre” una trance, perché la trance è già presente.
La vera domanda era: in quale trance stiamo vivendo?
Molte persone, infatti, non vivono in uno stato di piena presenza, ma in trance di depotenziamento delle loro risorse.
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Stati mentali abituali in cui le risorse interiori non sono assenti, ma inaccessibili.
Sono trance sottili, quotidiane, spesso invisibili. Sono le trance quotidiane indotte dai nostri copioni abituali e pattern disfunzionali nei quali siamo invischiati, blocchi e conflitti psicologici, abitudini tossiche e convinzioni limitanti, identificazioni, nevrosi.
In queste condizioni, la persona è sveglia…ma non è presente a se stessa. La coscienza si restringe, l’immaginazione si spegne, il corpo diventa silenzioso o teso. La mente resta imprigionata in schemi appresi, spesso costruiti nel tempo come strategie di sopravvivenza.
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Dalla trance che limita alla trance che libera
In questo senso, l’ipnosi terapeutica non è un addormentamento, ma un risveglio. Erickson non cercava di togliere il controllo alla persona, ma di restituirglielo, aggirando le rigidità della mente cosciente.
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Erickson diceva, in modo implicito più che teorico, che esistono:
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trance che irrigidiscono
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e trance che liberano
Le prime nascono dalla paura, dalla ripetizione, dall’adattamento forzato. Le seconde nascono dalla possibilità, dal movimento, dall’ascolto profondo.
Il lavoro ipnotico accompagna la persona a spostarsi da una trance limitante a una trance creativa, in cui nuove connessioni diventano possibili.
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A cosa può servire l’ipnosi terapeutica
L’ipnosi ericksoniana può essere utile in diversi contesti, sempre integrata in un percorso psicologico:
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ansia e stati di tensione
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attacchi di panico
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somatizzazioni
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difficoltà nel lasciare andare
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blocchi emotivi o decisionali
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disturbi del sonno
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gestione dello stress
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elaborazione di vissuti emotivi
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rafforzamento di risorse interiori
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lavoro su immagini e processi inconsci
Non è uno strumento “rapido” o miracoloso, ma un facilitatore di consapevolezza e cambiamento.​​
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