il mio approccio alla cura
Il modello teorico e operativo di riferimento è la Terapia Analitica fondata sul pensiero e la prassi di Carl Gustav Jung, che pone particolare attenzione alla teoria dei complessi, degli archetipi, dell’inconscio collettivo e del processo di individuazione.
Nella pratica della psicoterapia junghiana, oltre la tecnica del colloquio e la pratica della relazione analitica nel setting, sono di grande importanza l’analisi dei sogni e l’immaginazione attiva.
Mentre per Carl Gustav Jung nella prima parte della vita l’individuo dovrebbe avere come scopo principale l’adattamento, l’affermazione, la ricerca della propria collocazione nel mondo, il fine della seconda parte della vita dovrebbe essere invece “diventare se stessi”, trovare la propria autenticità e unicità (individuazione).
L’epistemologia junghiana parte dal confronto delle differenze. Siamo abitati da contraddizioni, da contrari, da punti opposti che divengono poli energetici, tra i quali scorrono la tensione psichica e la vita stessa. L’alterità ci abita e l’inconscio è sempre in dialogo con la nostra coscienza attraverso sogni, immagini, proiezioni e misteriosi fatti sincronistici, interrogandoci e costituendoci profondamente, diventando il primo e più importante fattore.
Una psicoterapia radicata nell’ascolto del profondo
Il mio approccio integra la tradizione della psicologia analitica con una sensibilità clinica contemporanea, attenta ai bisogni individuali, alle specifiche forme della sofferenza e alla situazione psichica del nostro tempo: "in quanto psicologi abbiamo innanzitutto il compito e il dovere di comprendere la situazione psichica del nostro tempo", Carl Gustav Jung.
Ogni percorso psicologico nasce dall’incontro tra due esseri umani. Dalla possibilità di essere visti, ascoltati e accolti nella propria unicità e complessità. Tecniche, protocolli o etichette diagnostiche sono strumenti inefficaci se non accompagnati da una relazione autentica.
Nel mio lavoro clinico parto sempre da un presupposto semplice e fondamentale:
il sintomo non è un nemico, ma un messaggero. Esso è semmai una richiesta di attenzione, spazio, parola, significato. Questa consapevolezza si è consolidata nel corso della mia formazione, dal confronto con i miei maestri e dall'esperienza clinica con i miei pazienti.
La cura inizia quando quel messaggio può essere accolto, accettato e ascoltato insieme nella relazione terapeutica.
Lavorare insieme in terapia significa:
-
dare voce all’inconscio
-
riconoscere i conflitti interiori
-
comprendere i sintomi come segnali
-
attraversare la crisi senza paura
-
costruire uno spazio di autenticità e trasformazione
Una cura che integra mente, corpo e simbolo
La sofferenza non riguarda solo la "mente", a volte è il corpo che parla prima: ansia e depressione, dolori, tensioni, disturbi del sonno, blocchi respiratori, sintomi psicosomatici e altro.
Nel mio lavoro considero la persona nella sua unità:
-
corpo e sensazioni
-
emozioni e vissuti
-
pensieri e comportamenti
-
sogni, immagini, simboli
-
parti interiori in dialogo o in conflitto
Strumenti che possono accompagnare il percorso
A seconda della persona e delle sue esigenze, posso integrare:
-
lavoro analitico, per comprendere i messaggi dell’inconscio e i simboli che guidano il cambiamento;
-
ipnosi ericksoniana, per facilitare il contatto con parti profonde, con calma e sicurezza;
-
EMDR, utile nei traumi, nelle ferite emotive, nei blocchi che impediscono di andare avanti;
-
mindfulness e meditazione, per ritrovare centratura, presenza e regolazione emotiva.
-
approccio simbolico-esperienziale, mandala, scrittura, immagini, visualizzazioni, quando possono essere utili nel processo.
Non sono tecniche fini a se stesse: sono strumenti che si inseriscono in un percorso più ampio di consapevolezza e cura.
Il mio approccio in una frase: aiuto le persone a riconoscere ciò che la loro psiche sta cercando di dire, per trasformare la sofferenza in un cammino di senso.

