La dimensione spirituale delle organizzazioni: dallo stress cronico alla ricerca di senso:
- Gianluca Minella

- 7 ott 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 8 apr
Stress cronico, solitudine, sovraccarichi di lavoro: sono condizioni sempre più diffuse tra manager, leader e lavoratori in generale. Travolti dai ritmi frenetici del quotidiano, molte persone finiscono per trascurare la propria salute, rimandando continuamente la possibilità di fermarsi e di prendersi cura di sé.
Eppure la salute ha un impatto profondo non solo sull’individuo, ma anche sulle organizzazioni. Ignorarla può portare a conseguenze gravi: depressione, disturbi relazionali, perdita di motivazione e calo delle performance, con ricadute che coinvolgono colleghi, famiglie e l’intero sistema aziendale.
Oltre a questo articolo, per approfondire, potresti leggere anche La grande stanchezza, metafora dell’epoca che descrive la fatica diffusa, mentale e fisica, che caratterizza molte persone nel mondo contemporaneo, immagine della pseudo-produttività intesa come richiesta di essere sempre visibilmente impegnati con l'inevitabile esito di essere sempre stanchi.
Il limite dell’approccio razionale
Una eccessiva identificazione con il pensiero logico-razionale non aiuta a gestire la complessità, l’incertezza e i paradossi che caratterizzano il lavoro contemporaneo.
Nei luoghi in cui trascorriamo gran parte della nostra vita stanno progressivamente venendo meno due elementi che un tempo li rendevano attrattivi: il senso di appartenenza e le prospettive di crescita.
Se fino a ieri il lavoro era anche una fonte di identità, oggi molte persone faticano a “ritrovarsi” in azienda. I posti diventano anonimi, intercambiabili; nemmeno l’orgoglio del made in Italy riesce più a trattenere i talenti. Il bisogno di trovare un senso nel proprio lavoro è ormai diffuso e impellente.
Il bisogno di senso che emerge nei percorsi di aiuto
Questo bisogno emerge chiaramente nei percorsi di coaching, counseling, sostegno psicologico e psicoterapia. Quando le persone iniziano a parlare liberamente, i bisogni più profondi vengono allo scoperto e perdono le loro reticenze.
C’è chi li chiama forza interiore, chi energia vitale, chi spiritualità. I nomi cambiano, ma il nucleo è lo stesso: la ricerca di un significato più alto, nel lavoro come nella vita privata, che permetta di sopportare le difficoltà, allentare la tensione, guardare oltre il solo piano materiale e ritrovare fiducia nel futuro.
Come ci ricorda Viktor E. Frankl:
Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come.
A questo bisogno le aziende faticano a rispondere.
Perché le risposte tradizionali non bastano
C’è chi considera la questione troppo privata per essere affrontata in azienda.
Chi prova a risolverla con benefit. Chi la delega alla formazione.
Ma anche quando la formazione si occupa di “sviluppo personale”, spesso resta confinata all’acquisizione di nuove competenze comportamentali. La domanda, invece, va più in alto e più in profondità: chiede un’esperienza trasformativa, capace di aiutare le persone a riscoprire valori, senso e direzione.
È qui che l’azienda può incontrare davvero i propri collaboratori, favorendo un risveglio interiore.
Spiritualità: un bisogno universale
La spiritualità di cui si avverte la domanda non è legata a una confessione religiosa.
È un sentimento universale che esprime il bisogno di trascendenza, di connessione profonda con la vita, di pace interiore, di speranza.
Quando queste risorse non possono essere trovate all’esterno, diventa inevitabile cercarle dentro di sé. Non esistono scorciatoie.
Come è scritto nel Tao te Ching
Nel mondo il molle vince il duro come un sensibile cavaliere controlla un cavallo al galoppo. Ciò che non ha sostanza può penetrare la dove non c'è spazio. Così io conosco i benefici della non azione. Insegnare senza parole, operare senza azioni ... niente al mondo può supere queste cose.
Le quattro dimensioni della salute del leader
La salute del manager — e più in generale della persona — dipende dall’equilibrio di quattro forze fondamentali:
benessere fisico
benessere psicologico
dimensione etica
dimensione spirituale
Se nelle organizzazioni moderne i primi due aspetti sono relativamente presidiati (si pensi anche alla valutazione dello stress lavoro-correlato), etica e spiritualità restano spesso trascurate. Gli effetti di questa mancanza sono sotto gli occhi di tutti.
Non è un caso che nel lessico manageriale stiano comparendo parole un tempo impensabili: meditazione, visualizzazione, mindfulness, consapevolezza.
Intelligenza spirituale e risorse interiori
Il tema del risveglio spirituale non è più un tabù nemmeno per studiosi di scienze cognitive. Howard Gardner, ad esempio, ha aperto alla possibilità di una intelligenza spirituale, accanto a quelle già individuate.
La riscoperta del self-empowerment affonda le radici nel movimento del Potenziale Umano, ma oggi sono soprattutto le filosofie orientali, con la loro tradizione millenaria, a offrire strumenti efficaci per gestire stress, incertezza e perdita di senso.
Oriente e Occidente: due visioni a confronto
La crisi dell’Occidente può essere letta anche come il risultato di una visione egocentrata, competitiva e predatoria dell’esistenza. Siamo diventati funzionari di un apparato tecnologico ipertrofico che, senza correttivi profondi, rischia di condurci all’autodistruzione.
Come dice Lao Tzu:
Il miglior leader è colui del quale la gente a malapena sa che esista.
Le filosofie asiatiche propongono un approccio olistico, capace di accogliere la complessità e i paradossi, insegnando a convivere con l’incertezza. Meditazione, pratiche di consapevolezza, lavoro sul corpo e sul respiro aiutano a lasciare andare alcune delle principali fonti di stress: l’attaccamento ai risultati, il primato dell’avere sull’essere, la riduzione delle relazioni a oggetti.
Stress cronico e lavoro: leadership e trasformazione
Che modello di leadership emerge da queste tradizioni? I grandi maestri insegnano che il loro compito è aiutare i discepoli a trovare il maestro dentro di sé. Allo stesso modo, il leader autentico non concentra il potere, ma sviluppa nuovi leader, rendendo la leadership una risorsa diffusa.
Il rischio, tuttavia, è adottare solo le tecniche senza interiorizzarne la filosofia. Quando accade, meditazione e mindfulness diventano surrogati: pratiche svuotate di senso, come valori aziendali appesi alle pareti, il cui effetto svanisce rapidamente.
È Joseph Campbell a ricordarci:
Segui la tua felicità e l’universo ti aprirà porte dove prima c’erano solo muri.
La trasformazione autentica richiede non solo un saper fare, ma soprattutto un saper essere.
Gianluca Minella, psicologo e psicoterapeuta ad orientamento analitico junghiano
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