La soglia: quando la crisi annuncia una trasformazione
- Gianluca Minella

- 20 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 5 giorni fa
Ci sono momenti della vita in cui nulla sembra davvero funzionare come prima, ma allo stesso tempo non è ancora chiaro cosa dovrebbe cambiare.
Non si tratta semplicemente di stare male, né di avere un problema preciso da risolvere. È piuttosto una sensazione di sospensione, di attesa inquieta, come se qualcosa stesse finendo senza che il nuovo sia già visibile.
Questi momenti possono essere compresi come soglie: spazi intermedi, fasi di passaggio in cui la psiche si trova tra un “non più” e un “non ancora”.
Siamo smarriti ma tuttavia lo smarrimento o la crisi è spesso l’inizio di un viaggio.
Lo smarrimento ci dice che qualcosa che ha a che fare con la dimensione del tempo, con l’orizzonte del futuro, si è bloccato. È il senso delle cose ad essersi svuotato, all’orizzonte non ci sono più obbiettivi attraenti, tutto diventa opaco.
Ci sentiamo svuotati da ogni interesse e iniziativa, non riusciamo più a ritrovare il senso della vita. Siamo risucchiati nel vortice del non senso, facciamo fatica a pensare e ad intravedere il futuro.
Qualcosa deve morire dove ma nulla è ancora nato.

La soglia come esperienza psicologica
Nella psicologia del profondo, la crisi non è soltanto un evento da superare, ma spesso un segnale di trasformazione. Quando un assetto psichico, una modalità di adattamento o un’immagine di sé non sono più adeguati, l’inconscio inizia a farsi sentire.
La soglia è un tempo particolare:
il vecchio ordine perde senso
le certezze si indeboliscono
emergono domande senza risposta
È una fase che può spaventare, perché viene vissuta come perdita di controllo o di direzione, ma che contiene in sé anche una possibilità evolutiva di cambiamento.
I segnali di una fase di soglia
Le persone che attraversano una soglia esistenziale spesso descrivono vissuti come:
senso di vuoto o perdita di significato
ansia diffusa, senza un oggetto preciso
stanchezza emotiva
difficoltà a prendere decisioni
sensazione di “non riconoscersi” più
attrazione e paura verso il cambiamento
Non si tratta sempre di sofferenza intensa, ma di una inquietudine di fondo, difficile da nominare.
Quando la soglia viene evitata
La nostra cultura tende a spingere verso soluzioni rapide: tornare a funzionare subito, rimettere ordine, “recuperare” al più presto.
Tuttavia quando una soglia viene evitata o negata, la crisi tende a ripresentarsi sotto altre forme.
Il disagio può allora cronicizzarsi o spostarsi per esempio:
nel corpo, attraverso sintomi psicosomatici
nelle relazioni
nella perdita di motivazione nel lavoro
nelle dipendenze
La soglia, se non attraversata, rischia di diventare un luogo in cui si rimane bloccati.
La psicoterapia come spazio di attraversamento
In questi momenti, la psicoterapia non ha come obiettivo primario quello di eliminare subito il sintomo, ma di creare uno spazio in cui la soglia possa essere abitata.
Un luogo in cui:
dare parola a ciò che non ha ancora forma
tollerare l’incertezza
ascoltare i segnali dell’inconscio
accompagnare il processo di trasformazione
stare nel qui e ora per riconoscere ciò che c'è
L’analista non fornisce risposte preconfezionate, ma affianca la persona nell’attraversamento di un passaggio che riguarda la sua vita e la sua identità più profonda.
Non tutte le crisi chiedono di essere risolte immediatamente. Alcune chiedono tempo, presenza, ascolto.
La soglia non è un errore nel percorso della vita, ma una parte necessaria di esso.
È il luogo in cui qualcosa si dissolve perché qualcos’altro possa emergere.
Riconoscere di trovarsi su una soglia può essere il primo passo per non viverla come una condanna, ma come un passaggio possibile.
Lo smarrimento è l'inizio del viaggio.
Gianluca Minella, psicologo e psicoterapeuta ad orientamento analitico junghiano
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