Sisifo. Andrea Graglia conversa con Gianluca Minella

Gli Dèi e gli eroi della mitologia offrono ancora oggi una chiave di lettura per interpretare i fenomeni psicologici e sociali del nostro tempo, il mondo esterno e interno, nella loro naturale ed essenziale capacità di evocare riflessioni di una attualità sconcertante e talvolta anche brutale.

Come ci ricorda Joseph Campbell è come se gli antichi, nella loro esperienza di transito su questa terra, ci abbiano lasciato una mappatura dell’esperienza, “dell’esperienza di essere vivi” e questa trama è un mythologhéin, ossia una narrazione, una tessitura mitologica di modelli dell’esperienza interiore di chi ha viaggiato prima di noi.

Anche Sisifo, come Tanatalo aveva sfidato, gli dei e questo gli costò un supplizio eterno. Fu punito in modo esemplare ad un eterno supplizio per avere: tradito il segreto di Zeus, vissuto di rapine, furti e inganni e soprattutto per aver tentato di ingannare la morte.

I giudici dei Morti gli consegnarono un enorme masso e gli ordinarono di spingerlo fino alla sommità di una collina per farlo poi rotolare dall’altra parte. Ma appena Sisifo arriva ad un passo dalla meta il masso lo travolge rotolando di nuovo a valle cosicché Sisifo deve ricominciare da capo “mentre il sudore gli bagna le membra e una nube di polvere si alza sopra il suo capo”.

Sisifo ha commesso un peccato di hybris, ha sfidato gli dei, travalicato il limite ed è forse per questo motivo che viene condannato per l’eternità a stare entro un limite invalicabile. Quale risonanze può avere il mito di Sisifo nella nostra contemporaneità?

Andrea Gragliapsicologo e psicoterapeuta junghiano

Gianluca Minellapsicologo e psicoterapeuta junghiano


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