Mappe mentali: apprendere e memorizzare

Negli ultimi anni stiamo capendo qualcosa di più sull’architettura e sul funzionamento del cervello umano. Noi esseri umani, se è vero che siamo l’ultimo prodotto dell’evoluzione, siamo la conseguenza di cambiamenti e adattamenti avvenuti 45.000 anni fa e solo da qualche millennio abbiamo assunto a livelli di consapevolezza su noi stessi tali per cui la nostra intelligenza si è resa conto poter osservare, comprendere e nutrire se stessa. Siamo diventati sempre più liberi e creativi.

L’atto di coscienza è qualcosa che probabilmente non comprenderemo mai, ma possiamo osservare e guardare quello che succede dentro di noi, dis-identificarci dai nostri processi di pensiero, cercare di comprenderli. Questo lo possiamo fare e forse è “la più altra forma di intelligenza”.

Le neuroscienze, in questi ultimi decenni, hanno fatto delle importanti acquisizioni sul funzionamento dei processi di apprendimento che si sono rivelati molto utili nell’elaborare nuove strategie di memorizzazione e apprendimento.

Il nostro cervello è fomato da 100 miliardi di neuroni che comunicano fra loro mediante messaggi bio-chimici. Miliardi di informazioni vengono scambiate ogni secondo generando cascate di messaggi in una rete grande e compessa le cui connessioni praticamente infinite.

Se guardiamo ad un pensiero come ad una cascata elettro-chimica, possiamo immaginare che ogni volta che si percorre una via nervosa quel sentiero diventa poi più facile da percorrere. Quando un gruppo di esploratori attraversa la foresta e si fa strada nella boscaglia si forma un sentiero.

Se dopo di loro altri ripercorreranno quel sentiero esso si definirà ancora meglio fino a divenare una strada ben visibile. Viceversa se di li non passerà più nessuno in breve tempo la boscaglia riconquisterà la via tracciata e il sentiero scomparirà nel nulla. Un uso frequente mantiene il sentiero sgombro.

Un processo simile accade nel nostro cervello: ripetere mappe, schemi di pensiero, azioni e comportamenti traccia delle vie che rendono più agevole la loro percorrenza. Ogni volta che un processo si ripete, la resistenza biochimica/elettromagnetica lungo la via nervosa che porta al pensiero viene ridotta. La ripetizione inoltre rende più probabile la ripetizione stessa, più probabile che si ripeta di nuovo. La ripetizione è dunque un principio molto importante.

Più schemi, tracciati e percorsi impariamo a percorrere, più siamo liberi e più creativo ed efficiente sarà il nostro pensiero. Un altro modo di vedere l’intelligenza è certamente legato al potenziale relazionale che possiedono i neuroni del nostro cervello.

Le potenziali connessioni che possono attivare i 100 miliardi di neuroni del nostro cervello le possiamo a malapena immaginare.

Un altro principio determinante è quindi la libertà nel generare connessioni.

Verso la fine degli anni ’60 il prof. Roger Sperry (in seguito premio nobel per le sue ricerche) annunciò i risultati delle sue indagini sulla cortecia (che significa scorza, strato più esterno), l’area del cervello più evoluta. Le scoperte iniziali rivelavano che le due parti della corteccia tendevano a dividersi tra loro le più importanti funzioni:

  • L’EMISFERO DESTRO sembrava essere dominante nella percezione spaziale, nella percezione globale delle cose (gestalt), nell’intuizione, immaginazione, sogno ad occhi aperti, nella percezione del colole e nella dimensione degli oggetti
  • L’EMISFERO SINISTRO invece appariva dominante in un’altra gamma di attività mentali quali: le parole, la logica, i numeri, la sequenzialità, la linearità, l’analisi e le liste.

Sebbene ogni emisfero sia dominante in alcune attività, entrambi gli emisferi sono competenti in tutte due le aree. Il cervello funziona più efficaciemente quando le facoltà logiche e razionali vengono messe in contatto con gli aspetti intuitivi.

Altri aspetti degni di nota emersi dalle ricerche nel settore della psicologia cognitiva ci dicono inoltre che nell’apprendimento il cervello umano ricorda più facilmente:

  • I primi elementi imparati (primary effect)
  • Gli ultimi elementi imparati (recency effect)
  • Elementi associati con cose o schemi già immagazzinati o collegati ad altri aspetti di ciò che si sta imparando
  • Elementi particolarmente enfatizzati perché, in qualche modo, unici e o eccessionali
  • Elementi che coinvolgono in modo prticolarmente intenso uno qualsiasi dei cinque sensi
  • Elementi che suscitano particolare interesse (ed emozioni) nelle persone.

Non ultimo, il principio della Gestalt. Il nostro cervello ha una tendenza innata a cercare la completezza.

Le mappe mentali tengono conto di queste importanti acquisizioni sul funzionamento del cervello umano e sono concepite tenendo conto di questi principi.

In generale creare mappe mentali è molto utile nell’apprendimento e nella memorizzazione delle conoscenza. Esse permettono al cervello di guadagnare un punto di vista su se stesso, consentendogli di osservare e guardare la sua stessa atiività in un’immagine completa ed esternalizzata, dandogli la possibilità di imparare di più su di sé e di guardare la sua attività mentre sta imparando.

Le mappe mentali stimolano e “incoraggiano il cervello ad aprire un dialogo con se stesso, utilizzano l’intera gamma delle capacità corticali”. Da questo punto di vista “la storia dell’intelligenza umana può essere vista come la ricerca del cervello di modi di comunicare efficacemente con se stesso”.

Sin dal’antichità gli esseri umani hanno compreso che potevano esternare le loro proiezioni mentali interne e lo sviluppo è stato rapido. I primi segni si soono evoluti in disegni, poi si sono condensati in simboli e quindi in alfabeti e scrittura, come i caratteri geroglifici. Con lo sviluppo della scrittura prima e della stampa poi, la tendenza a raccogliere informazioni ha gradualemtne accellerato durante i secoli fino ad esplodere oggi nella rivoluzione informatica e e nella rete globale che tutti oggi conosciamo.

E c’è chi dice che siamo ancora dei neonati.

Il modellamento dei grandi cervelli dell’ umanità ci ha fatto notare che per studiare, apprendere e ragionare utilizzavano appunti fatti di parole, numeri, liste, simboli, disegni colorati, come dimostrano gli appunti di Leonardo, Einstain, Picasso e il libro rosso di Jung.

Le mappe sono dei formidabili riduttori di complessità e un valido aiuto per l’apprendimento e il potenziamento cognitivo del nostro cervello perché tengono conto di tutte queste considerazioni combinando le potenzialità dei due emisferi cerebrali e la tendenza del cervello, oltre che ad associare, a ricercare la completezza e, soprattutto, ad osservare se stesso al lavoro.

Possono essere utilizzate ad esempio:

  • nella sfera personale: la mappa viene impiegata prima per far emergere le idee dell’autore, poi per fissarle e rielaborarle;
  • nel lavoro di gruppo: le informazioni e le idee di diverse persone vengono rappresentate nella medesima mappa,  facilitando il confronto, permettendo di accelerare il passaggio dalla fase di elaborazione a quella esecutiva;
  • nella gestione della conoscenza distribuita: le informazioni vengono rappresentate utilizzando degli standard e degli accorgimenti rappresentativi che favoriscono una visione e una interpretazione oggettivata.

e trovare applicazione in ambiti come:

  • creatività: generare idee, sia autonomamente che in gruppi di lavoro mediante brainstorming;
  • analisi: rappresentare, valutare e comparare varie opzioni nell’atto del problem solving e del decision taking;
  • comunicazione: veicolare le informazioni in modo semplice e intuitivo, enfatizzando i collegamenti logici, facilitando la dialettica e il confronto;
  • organizzazione: strutturare le attività, allocare le risorse, assegnare i tempi, raccogliere le informazioni necessarie;
  • documentazione: impostare documenti e progettare strutture documentali;
  • formazione: nel trasmettere più efficacemente le conoscente e attivare le capacità di apprendimento innate negli studenti.

Questo libro di Tony Buzan ci aiuta ad addentrarci nei segreti delle mappe mentali e ad esplorare il “Radiant Thinking“, un modo di pensare che superando la logica sequenziale approda al funzionamento “radiale”, più vicino al modo di comunicare delle strutture neuronali.

Tony Buzan; Barry Buzan, The mind map Book ( 1993), Mappe mentali, Alessio Roberti Editore, Pisa, 2008.